SICIGNANO DEGLI ALBURNI

Siciniano, Sicignano. Università autonoma fino alla sua elevazione a capoluogo di comune. Da Salerno Km. 61.

Centro di origine romana che ha conosciuto il massimo splendore nel Medioevo, come dimostrano la struttura del Castello Giusso ed i borghi Fontanella, Rupa e San Matteo, dal tipico aspetto medioevale.

Si trova nel cuore del Cilento ed è ricco di tradizioni e di eventi che attirano ogni anno migliaia di turisti provenienti da tutta Italia.Meta ideale gli per esperti escursionisti e per chi ama semplici e salutari passeggiate, immergendosi nel verde dei suggestivi Monti Alburni tra i tanti percorsi naturalistici.

CHIESA DI SAN MATTEO

CHIESA DI SAN MATTEO

IL CASTELLO GIUSSO

IL CASTELLO GIUSSO

IL CASTELLO GIUSSO

IL CASTELLO GIUSSO

SCORCIO

SCORCIO

SCORCIO

SCORCIO

SCORCIO

SCORCIO

VEDUTA

VEDUTA

VEDUTA

VISTA


Toponimo in -iano, -ano derivante dal gentilizio Sicinius, come mostra l’ iscrizione del 323 d.C. pr(atus?) Sicinianus, di proprietà, cioè, di un Sicinius.

Sede della Curia di Guglielmo del Principato, Sicignano era imprendibile se venivano efficacemente presidiate le famose Nares lucanae di Sallustio, la stretta gola dell’odierno Scorzo.

Dopo il riavvicinamento tra Guglielmo, conte del Principato, e il fratello Roberto il Guiscardo e la caduta di Salerno, e cioè quando venne a mancare ogni pericolo di scontri armati con 1'ultimo principe di Salerno, la sede della contea venne trasferita ad Eboli. Certo è che nel 1086 era già conte di Sicignano e signore di Polla il normanno Asclittino, il quale, al pari di Troisio di Rota e di Guglielmo de Mànnia di Novi, aveva sposato una delle figlie, Sighelgaita, del conte di Capaccio e Corneto e fratello di Guaimario V e di Teodora di Tuscolo. In quell’anno, Asclittino e la moglie donarono pro anima all’Abbazia di Cava il monastero di S. Pietro di Polla. Dal Catalogus baronum si apprende dei militi che possedevano villani a Sicignano e perciò tra i feudatari tenuti a fornire armati per la grande spedizione, di cui è anche cenno in un diploma del 1185.

Infatti Gismondo, signore di Rocca Romana, figlio del fu Andrea, pure signore di Rocca Romana, temendo di morire intestato e di non aver provveduto ad assicurarsi le preghiere dei monaci, insieme al fratello Alano donarono, oltre tutti i beni posseduti a Tresino e Licosa, due parti di un mulino a Sicignano ed i censili ad essi ivi soggetti. Sempre, però, in caso di morte in battaglia di esso Gismondo che si apprestava a partecipare alla spedizione << cum fortunato exercitu » di re Guglielmo. Del 1188 è un altro documento nell'Archivio cavense. Il monastero concesse in enfiteusi, per il censo annuo di un tarì, acl Alienda, figlia di Giovanni.Giocolario e a Dario, figlio di Giovanni << de casali Siciniano >>, un terreno « ubi strata dicitur ».I1 castello di Sicignano venne poi avocato alla curia da Federico II con l’obbligo per 1e università limitrofe (Cosentino, Petina, Buccino, San Mauro, San Gregorio, Ricigliano e Massa-picentina poi distrutta) di provvedere agli eventuali restauri.

Nel 1252 il giustiziere del Principato, Raynaìdo de Guasto, esaminati gli atti della vertenza sorta tra la chiesa di Salerno e il sindaco di Cosentino, si pronunziò per la netta distinzione tra Sicignano e Cosentino, casale che apparteneva alla chiesa di Salerno e perciò libero da ogni servitù che Sicignano doveva prestare ai suoi signori. A dire del duca della Guardia, nel 1250 erano signori di Sicignano g1i Scillati o Stellati, famiglia di Salerno. I1 feudo fu poi occupato da Riccardo di Marchiapava, dichiarato poi ribelle, per cui i1 riconoscimento del feudo a Giovanni Scillati .

La figliuola Maria nel 1273 sposò Giacomo, figlio di Francesco signore dell'Abetina (Petina): testimoni a1le nozze Ruggiero di Sanseverino, conte di Marsico e Pandolfo di Fasanella. Il duca della Guardia confessa di non sapere come poi, per la morte di Giacomo e del figlio Ughetto, mentre vennero riconosciuti a Maria i feudi di Abetina (v. a Petina) e Romaganno, avesse perduto Sicignano.

Dell'età angioina ci sono pervenute ancora altre notizie, oltre 1'occultamento di tre fuochi per cui 1'ordine di recupero di tarì 22 e mezzo. Nel 1271 vennero concessi a Matteo d'Alena, milite e familiare del re, i feudi di Sicignano e Campora. Sorta una vertenza per i1 possesso dei villaggio li Vignali tra il monastero di Venosa e Mayno di Alena, signore di Sicignano, il re ordinò di far restituire « de plano et absque iudicii strepitu » il casale al monastero venosino. Se Mayno riteneva di essere stato leso nei propri diritti, poteva adire la Magna Curia per l'inchiesta e il relativo giudizio.

Evidentemente il giustiziere del Principato tralasciò di occuparsenese nei Registri compaiono tre solleciti reali a riguardo. Altre ordinanze del re riguardano le molestie date nel 1275 dal signore di Sicignano a1 monastero di S. Benedetto di Salerno e a Giovanni di Polla. A Mayno o Matteo seguì Balduino che era signore di Sicignano e S. Gregorio ne1 12731 . Costui sposò in seconde nozze la figlia di Guido d'Alemagna. Margherita signora di Manfredonia, da cui Giovanni e Andrea. Nel feudo subentrò Giovanni, mentre Andrea (m. 1402) fu vescovo di Melito. A Giovanni seguì nella baronia di Sicignano, Romagnano, Palo e altri casali, il figlio Pietro poi ribelle, per cui l'avocazione dei beni, concessi, secondo il duca della Guardia, al cognato Petraccone Caracciolo, conte di Brienza.

Con costui, l'abate di Montevergine permutò il feudo detto Galdo o Rupa con il villaggio di Venticano dove l'abate fondò la badia di S. Maria, beni poi attribuiti da Paolo V alla Biblioteca Vaticana (bolla 1 luglio 1606, v. la lapide nel salone Sistino della Biblioteca << motu eius proprio monasterium abbatiam nuncupatam sanctae Mariae de Venticano >>.Ai tempi di re Ferrante venne reintegrato nei suoi antichi beni Giovanni d'Alagno, figlio di Lancellotto, con la condizione di lasciare Sicignano ai Caracciolo. Feudo concesso dal re al gran cancelliere Giacomo Caracciolo.

Nel 1474, però, Giovanni d'Alagno tentò di occupare Sicignano spingendosi fino a otto miglia dal feudo, quando gli giunse un ordine de1 re di desistere dall’impresa, pena la vita, e di ritirarsi nei suoi feudi. Di ciò è notizia da un carme dell'agostiniano Felice Milesio di Laurino. Il feudo fu poi restituito al fisco dai figlio di Barnaba Caracciolo, signore di Sicignano nel 1580, per mancanza di eredi. Il 12 giugno 1634 Pietro di Ceriolo di Sicignano versò ai fratelli Ricciardi di Salerno d. 57 << pro venditione et consignatione eidem facta unius muli pili morelli mussi et brachiliano de dietro con barda >>. Questa famiglia, riservandosi il titolo di duca, vendette Sicignano, S. Gregorio, Castel dell'abbate e Rapone al reggente Giacinto Falletti, duca di Cannalonga.

Morto Giacinto nel 1722 le figlie Maria Giuseppa e Anna portarono in dote, la prima al cavaliere piemontese Teodoro Falletti due porzioni della baronia di Sicignano, mentre l'altra porzione tocco alla figlia Anna che sposò il duca di Laviano.

Ciò fu possibile perché Sicignano era feudo a diritto longobardo e perciò divisibile. Sicignano così ebbe due baroni. Maria Giuseppa (m. 28 luglio 1786) ebbe una sola figlia, Elena Dionisia, che sposò i1 principe di Castellaneta, da cui tre figli. L'unica superstite sposò il conte di Nome di Torino, capitano delle guardie del re di Sardegna e duca di Savoia. Da Anna nacque un maschio vivente ancora alla fine del '700. Gli eredi si divisero la baronia.

Alla contessa di None toccarono Sicignano con i feudi di S. Nicandro e Zuppino, Scorzo, Galdo e Terranova. Agli eredi della contessa di Laviano toccarono i feudi di S. Gregorio e Rapone.Nel villaggio vi erano due chiese parrocchiali. poi unite e servite dallo stesso clero: la chiesa di S. Matteo apostolo, con a capo un arciprete (in un braccio d'argento un dito dell'apostolo) e la chiesa di S. Margherita con a capo un primicerio eretta in Collegiata il 14 gennaio 1577 dal vescovo Belo di Capaccio che risiedeva a Salerno per la sua infermità. Nella festività di S. Margherita (20 luglio) si teneva innanzi la chiesa una fiera di animali e merci. A Sicignano vi era ancora la chiesa di S. Maria del sambuco, un tempo vicina a un convento dei carmelitani, dove prima era stata rinvenuta un'immagine della Vergine con il bambino Gesù su un sambuco, subito collocata in una edicola.

Narra il Di Stefano che 1a Vergine apparve in sogno all'arciprete Galoppo (prima metà del '700) invitandolo a sostituire con una chiesa 1a preesistente edicola, invito poi rivolto anche a una bimba di 5-6 anni che giuocava innanzi all'edicola. L'arciprete iniziò subito la costruzione della chiesa includendo nella fabbrica anche il sambuco.Lontano da Sicignano e unito a una rupe era il convento dei cappuccini con un vasto giardino irriguo. Poco lontano il convento dei carmelitani con la chiesa innanzi alla quale fu ucciso il fratello del barone, delitto che sconvolse i frati al punto da abbandonare il convento. La chiesa fu poi affidata a un beneficiario.

Con testamento dei 1673, l'arciprete di Sicignano, Camillo Ferramiento, lasciò tutti i suoi beni alla chiesa di S. Michele Arcangelo con la clausola che nella sua casa doveva essere istituito un convento femminile. I beni avrebbero dovuto essere amministrati da Giovanni Galoppo e Domenico Apice.L'universita di Sicignano possedeva il diritto proibitivo sui forni, le cui rendite venivano annualmente devolute per due maritaggi di 30 ducati ciascuno a due ragazze povere. Il Di Stefano assicura che Sicignano aveva diversi casali, e cioè S.Martino, S. Pietro, S. Andrea, Cosentini e Castel nuovo detto li Vignani, dove era un'altra torre.Alla fine del ‘700 vi erano solo Galdo e Terranova.

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