PELLARE

Pellero, Pellera, Pelleri, (le Pellare e le Peddare nelle forme dialettali), Pellare. Università autonoma fino alla sua aggregazione a Moio (1 km). Sede del Comune di Moio della Civitella. Da Salerno 90 km.

Frazione del comune di Moio della Civitella, immersa nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, ai piedi dei monti Civitella, Vesalo e Tuzzi di Monte Piano.

Il nome deriva molto probabilmente dal termine latino pellis, relativo alla lavorazione della pelle che rappresenta una delle maggiori attività economiche insieme alla produzione di vino e alla raccolta delle castagne.

In questa zona inoltre, sono stati anche rinvenuti reperti di epoca greco-lucana, nonché un vero e proprio insediamento risalente al IV sec. a.c., considerato uno dei siti archeologici più suggestivi del Cilento. 

In questo borgo nel mese di agosto si svolge il ReWine, un festival  molto rinomato con degustazioni di vino ed ottima musica. 

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

IL PATRIOTA CILENTANO DE DOMINICIS 1828

SCORCIO DEL BORGO

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

CHIESA DI SAN BARTOLOMEO

CHIESA DI SAN BARTOLOMEO

PER NON DIMENTICARE IL PRINCIPE TIRANNO 1641

RESTI DEL CONVENTO DI SAN FRANCESCO


Pellare, forse coevo di Moio, con molta probabilità fu fondato da famiglie dell'omonimo Pellaro calabro giunte nel territorio al seguito dei monaci italo-greci che certamente introdussero il culto di S. Bartolomeo a cui fu dedicata la chiesa del villaggio. Il santo era molto venerato da quei monaci. Nella zona di Pellare e di Moio la badia di Pattano possedeva dei terreni e un oliveto che l'egùmeno Elia, verso la metà del XV secolo, cedette a suoi parenti residenti a Moio.

Le prime notizie pervenuteci su Pellare sono contenute nel diploma del 1186 di Guglielmo IV de Mannia, il quale, nel delimitare i confini del cenobio di S. Marina de lo Grasso già donato alla Badia di Cava, indicava anche il torrente «qui lu Pellaru dicitur», uno degli affluenti del fiume che scorre a sinistra dello scomparso cenobio di S. Marina di Grasso e dei resti dell'antica abbazia di S. Maria di Pattano. 

Dai Notamenti ai Repertori si apprende che nel 1487 Pellare, con i casali di Perito e di Postiglione, apparteneva alla famiglia de Guarino. Con la morte di Antonio, Costanza e Giovanni de Guarino, re Ferrante avocò quei beni alla corona rivendendoli poi per 3000 ducati a Pietro de Guarino. I suddetti casali alla morte di Pietro de Guarino passarono in eredità, nel 1504, al figlio Antonio. Nel 1533 Marcantonio de Guarino vendette, con la clausola del riscatto, i tre casali per complessivi 3700 ducati a Isabella Guidana. Il diritto di riscatto fu poi ceduto da Emilio de Guarino a Fabrizio de Guarino. Non si sa con precisione quali diritti vantasse su Pellare e Perito Berengario Carrafa che nel 1508 aveva ricostituita l’antica baronia di Novi poi passata ai Monteleone. Nel 1614, però, Pellare fu venduto a Giacomo Zattara, che il duca Ettore, poco dopo, avvalendosi della clausola di riscatto, ricomprò staccandolo dalla «Terra di Gioi con l’assenso di Sua Maestà».

Nel 1641 i Monteleone, rientrati in possesso della baronia, vendettero Pellare a D. Giuseppe Galeota, principe di Monestarace, il quale aveva acquistato l'intero antico grande complesso feudale. Quando però la corte di Novi si recò a Pellare  per prenderne possesso, tutta la popolazione, tra cui i sacerdoti Domenico Troncone, Camillo Palladino e Domenico Antonio Luongo, insorse armata di schioppi, scuri, roncole e bastoni.

Per la partecipazione degli anzidetti sacerdoti alla sommossa venne poi istituito regolare procedimento innanzi alla curia vescovile di Novi, di cui fortunatamente ci è pervenuta la deposizione di A. Perrelli di Spio:

«Noi questa mattina 9 luglio 1641, semo andati una trentina di persone a cavallo et a piedi nello Casale delle Pellare per pigliare possessione in quelle in nome dell'Ecc/mo sig. Principe di Montestarace, et nell’intrare in detto casale havemo scoverte gente armate, et simo tirati dritto allo convento di S. Francesco dei Zoccolanti, et standoci là sono venuti molti braviando et dicendo: Andatevene per Dio, che se no tutti sarete tagliati a piezzi, et nce seminaremo sale se pretendite pigliare possessione nello Casale, che noi ci difenderemo in ogni modo e con cent'arme; et così semo stati là et non semo usciti da detto convento perché tutti ci ripetevano che non tratto prima di pigliare possessione che erano uccisi; i Sig/ri D. Geronimo e D. Carafa, Sig. Fonso Matatazza Capitanio di Novi con Sig. Fonso Pannicella et altri hanno risoluto di venirsene senza pigliare detta possessione».

Il 10 luglio 1641 la corte baronale inviò a Pellare nove bargelli per arrestare i caporioni della rivolta, i quali però si erano dati alla macchia. Sui fatti successivi non si hanno altre notizie.

È certo comunque che il casale fu ininterrottamente tenuto dai Pignatelli che vi avevano, tra l'altro, elevata anche una torre cilindrica riprodotta nel sigillo. Nel '700, come ci informa il Volpi, il casale era in possesso di D. Ferdinando, principe di Strongoli, la cui famiglia ne fu feudataria fino all'abolizione della feudalità.

Il Giustiniani colloca la fondazione del casale in epoca tarda poiché «può congetturarsi che fosse stato dapprima un luogo destinato per la concia delle pelli, e che poi quest'industria introdotta che fu nel Vallo di Novi, l’avesse fatta colà del tutto dismettere».

Osserva il Giustiniani che un « tempo questa terra era più grande, ma la peste del 1656 la distrusse, essendovi rimasti da circa 30 abitanti, che nel 1669 salirono a 150 e poi gradualmente crebbero fino a raggiungere i 600 abitanti ai primi dell'800.

Festa di San Bartolomeo

25 agosto

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Borgo diVino (festa del vino)

16 e 17 agosto

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