ROFRANO

Ruferano, Rofrano. Università autonoma fino alla sua elevazione a Comune. Da Salerno 134 km.

Il borgo è ubicato nell’area meridionale del Cilento e sorge in collina a 450 metri sul livello del mare. È noto per avere un clima temperato infatti, l’ aria rigida che proviene dai monti del parco nazionale del Cilento, è addolcita dalla brezza marina del golfo di Policastro da cui dista solo 27 kilometri. In principio il centro abitato si sviluppò intorno alla basilica e al convento di monaci basiliani intorno al secolo XI, anche se le origini di Rofrano sembrerebbero risalire tra il III e IV secolo grazie a crociati nobili che si stanziarono nella zona di Piaggine, in un’area che fu denominata Ruffium. Oggi il centro storico mantiene lo stesso piano urbanistico dell’origine, le case e gli edifici sorgono su diverse altezze.
Tra le stradine e le scale che costeggiano le abitazioni, il visitatore può facilmente entrare in contatto con gli usi e costumi del luogo restando inebriato dai profumi della dieta mediterranea che ha permesso alla popolazione di essere più longeva.

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

VEDUTA DEL BORGO

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

SCORCIO DEL BORGO

CHIESA DI SAN NICOLA DI MYRA

CHIESA DI SANTA MARIA DEI MARTIRI

RESTI DELLA TORRE

SANTUARIO DI SANTA MARIA DI GROTTAFERRATA


Il primo impianto locale di un abitato (Rofrano Vetere) sorse intorno al cenobio italo-greco di S. Maria, evidentemente S. Maria Hodegitria, a 4 miglia a Nord-Ovest, sotto il monte Rotondo di Rofrano Nuovo. Prima notizia sicura del monastero è contenuta nel diploma di Ruggiero rilasciato a Palermo nel 1131 a favore dell'abate Leonzio di Grottaferrata. Il re conferma all'abate quanto era stato concesso al cenobio di Rofrano e all'abbazia tuscolana dal suo predecessore Guglielmo e, prima ancora, dal cugino Ruggiero. 

Malgrado la politica normanna avversa ai cenobi italo-greci, il re non poteva negare al prestigioso abate di Grottaferrata di riconoscergli le 11 dipendenze che la celebre abbazia possedeva in quei luoghi. Il re, dunque, confermò anche all'«ecclesiam sancte marie rofrani sitam in partibus policastri» le sue «grantiis villis et pertinentiis», e cioè i cenobi di S. Arcangelo di Campora, di S. Maria di Vita di Fonga o Fogna (odierna Villa Littorio), di S. Zaccaria di Sassano, di S. Pietro al Tomusso di Montesano e di S. Maria di Siripi di Sanza con celle e dipendenze. L'insediamento dei monaci nel luogo è senz'altro da collocare tra il IX e il X secolo se già nell'XI era così fiorente e c’era il collegamento con la celebre abbazia tuscolana di Grottaferrata dopo il passaggio da Rofrano di S. Nilo e la fondazione di quell'abbazia. Da ciò il vanto dei monaci della loro dipendenza diretta dalla chiesa di Grottaferrata e l'unione al titolo della loro chiesa di quel predicato.

Mancano altre notizie su Rofrano Vetere, eccetto il cenno che ne è fatto nella leggendaria vita di S. Elena di Laurino. La santa anacoreta in cambio del poco cibo offerto dai monaci avrebbe loro rattoppato le tonache.

Rofrano Nuovo sorse intorno alla chiesa di S. Maria. Alle famiglie che la costituirono si unirono quelle di Rofrano Vetere e quelle dello scomparso Fugento, un abitato esistente tra Rofrano e Laurino e di cui è cenno nell'anzidetto diploma di re Ruggiero.

Già in età normanna era riconosciuto all'abate locale il potere temporale non solo su Rofrano, ma anche su Caselle, come si rileva dal Catalogus baronum. La giurisdizione spirituale fu conservata dagli abati fino al 1583.

Dell'età angioina è solo notizia dell'occultamento di due fuochi (v. Agropoli), per cui l'ordine di recupero di 15 tarì. Il feudo fu sempre posseduto dai monaci, come si rileva da una sentenza (25 ottobre 1434) dell'abate di S. Giovanni a Piro. Probabilmente non doveva possedere tutti i corpi feudali se Scipione Mazzella, nell'elencare in nobili inclusi nel seggio capuano, ricorda (a. 1369) Giacomo Morra per i feudi di Caselle, Centola, Foria, Morra, Poderia, Rofrano, Rocca Gloriosa e S. Severino di Camerota (poi di Centola). 

Anche Camillo Tutini dice che Rofrano era posseduto dal conte Alemagna di Buccino, insieme con Balbano, Laviano, Ricigliano e S. Lorenzo, aggiungendo poi che Rofrano apparteneva al conte Giacomo Gaetani, notizia che troverebbe conferma in un documento aragonese del 1445. Dalle Fonti Aragonesi, infatti, si apprende del conte di Fondi e del pagamento «pro feudali servicio seu adoha terre Rofranique est Jacobi Gaytani fratris sui duc. sexaginta». Non sappiamo se in quel tempo il cenobio di S. Maria continuasse a celebrare con rito greco, certo è che non vi si recò la commissione apostolica presieduta dall'archimandrita Atanasio Calkeopilo nel 1458 per visitarlo. Non è da escludere, però, che non l'avesse fatto perché quel cenobio dipendeva direttamente da Grottaferrata. Né sappiamo se era passato in commenda e quali furono gli abati commendatari.

L'Antonini, e sulla sua scia il Ronsini, afferma che il feudo fu alienato l'11 gennaio 1476 a favore di Anello o Antonio Arcamone di Napoli. 

Il Ronsini afferma che nel 1477 venne acquistato, per procura, un orto a Rofrano in località S. Brancato o Capizzi da Antonio Arcamone di Napoli, «utile padrone della Terra di Rofrano». Dichiarato ribelle, per aver partecipato alla congiura dei baroni, l'Arcamone venne arrestato (13 agosto 1486), gli furono confiscati tutti i beni e poi decollato. Il feudo, quindi, tornò alla Corona e fu concesso da re Ferrante a Stefano Roberti, cui seguì il figlio Antonio Domini Roberti. Nei Notamenti ai Quinternioni si apprende poi che Tiberio Domini Roberti nel 1540 vendette Rofrano a Giuliano Cesarino, cui successe (a. 1568) Giovan Giorgio e poi (1586) Giuliano, duca di Civitanova e marchese di Civita Lavinia. Il 14 marzo 1490 Rofrano fu concesso da re Ferdinando II a Giovanni Carrafa, conte di Policastro, il quale, pur avendo pagato per quest'ultimo feudo l'ammontare dovuto, ne ebbe il privilegio solo più tardi. Ferdinando II (Ferrantino) aggiunse i feudi di Alfano e di Sanza, feudi tutti confermati da re Federico il 5 ottobre 1496.

Dopo la vendita i monaci rimasero nel monastero conservando la giurisdizione spirituale di Rofrano, dove erano chiese battesimali (S. Nicola di Mira e S. Giovanni Battista, ambedue ricettizie familiari). Vennero poi espulsi dal monastero dai Carafa che trasformarono l’edificio in palazzo baronale. Ma i Carafa non tennero a lungo Rofrano. Per debiti il 26 settembre 1562 Federico Carafa vendette Rofrano a Scipione Scondito per d. 10.500. Nel 1526 il Sacro Regio Consiglio mise all'asta il feudo che venne acquistato da Lucrezia Comonte, contessa di Barletta, per d. 11.630. Per l'aumento del sesto da parte di G. Battista Minutolo, il Sacro Regio Consiglio rimise all'asta il feudo che rimase alla Comonte per d. 13.400.

Il 26 novembre 1583 Lucrezia Comonte e il figlio Ottavio Cognetti vendettero il feudo a Giovan B. Farao, cui successe il figlio Ettore, da cui Michele. Nel 1650, dopo il consenso dei creditori alla diminuzione del prezzo, il feudo fu acquistato per d.16.000 da Gerolamo Capece. Questi forse non versò l’intero importo se il Sacro Regio Consiglio rimise in vendita Rofrano. Solo nel 1682 il feudo fu acquistato per d. 10.100, da Placido Tosone, il quale ereditò molte vertenze.

Nel 1575, a seguito di una contesa tra gli eredi del barone Farao e Tosone circa il pagamento integrale del feudo (l'originale istrumento d'acquisto era stato distrutto in un incendio), Nicola Tosone ricomprò il feudo.

Il Cedolario ci informa solo delle ultime intestazioni. Da Nicola Tosone (m 23 agosto 1779) il feudo passò al figlio Paolo (8 marzo1780).

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