PADULA

Padule, Padulo, Padula. Università autonoma fino alla sua elevazione a Comune. Da Salerno km. 99.

La nascita si fa risalire al IX-X secolo quando la popolazione preferì sistemarsi sulla collina più comoda ai vari collegamenti, cessata la furia demolitrice dei Saraceni.

Da segnalare la Festa di  S. Michele Arcangelo solenne celebrazione del protettore di Padula, le statue di San Francesco e Sant’Antonio, la suggestiva processione del Corpus Domini. Da non perdere le sagre della bistecca e della trota e le fiere del Tomusso, del Rosario-San Brunone, spettacoli canori ed i classici fuochi d’artificio, la festa d’autunno e la mostra dei presepi o la festa estiva della frittata delle mille uova.

Si perpetua la fiorente tradizione della cosiddetta “scuola degli scalpellini” padulesi, oltre che sulla pietra di Padula, la lavorazione evolutasi in arte dell’intarsio a livello internazionale, si manifesta anche in creazioni di mosaici di marmi policromi. Praticata ancora la lavorazione dei legno e dei ferro battuto e il ricamo a mano.

Da visitare il convento di S. Francesco e l’eremo di S. Michele alle Grottelle e il santuario della Madonna del Romito. La Certosa di S. Lorenzo, monastero di S. Agostino, porta della “Chianca vecchia”, ossario dei trecento, chiesa della SS. Annunziata con cripta, i ruderi del castello, della badia di S. Nicola ed il battistero paleocristiano di S. Giovanni.

BATTISTERO SAN GIOVANNI IN FONTE

BATTISTERO SAN GIOVANNI IN FONTE

CERTOSA

CERTOSA

CERTOSA

CERTOSA

CHIESA DELLA SS ANNUNZIATA

CHIESA DI SAN MARTINO

CHIESA DI SAN MICHELE

CHIESA SAN NICOLA DE DONNIS

CHIESA

ENTRATA ALLA CERTOSA

I COMPAGNI DI PISACANE

IL CONVENTO DI SAN FRANCESCO

JOE PETROSINO

LE OSSA DEI 300 DI PISACANE

LA CERTOSA DI SAN LORENZO

MUSEO PETROSINO

MUSEO PETROSINO

SCORCIO

VEDUTA


Anche Padula era abitata in età arcaica come gli altri insediamenti (Sala, Teggiano, Atena, Polla e Pertosa) della Valle del Tanagro posti su rilievi collinari.

Sugli avanzi di un antico edificio scoperto nei pressi della Certosa già aveva indagato iL Patroni. Sulle alture dominanti la Certosa sono stati messi a luce sepolcreti greco-italioti del VI-V sec. a.C. con ricchi corredi (vasi di ceramica figurata e di bronzo) che indicano 1a grande funzione economico-commerciale della Valle del Tanagro quale mercato interno agricolo e zootecnico della Magna Grecia. Si è detto  degli importanti scambi degli abitanti locali con le poleis del versante ionico (Siri) e con Pixous e Ve1ia sul Tirreno, come pure della fiera di S. Cipriano di cui ci ha dato un'efficace descrizione Cassiodoro. 

Il più antico documento che riguarda Padula, esistente nell'Archivio della Badia cavense, è del 1086: Ugo di Avena dona al monastero cavense, insieme ai monasteri di S. Giovanni di Layta, presso il castello di Mercurio, e di S. Simeone di Montesano, anche il monastero di S. Nicola di Padula, con tutte le loro dipendenze.

Nell'Archivio cavense mancano altri documenti riguardanti Padula dell'età longobarda, normanna e sveva. Nell'ASN notizie di Padula in un diploma di Gisulfo I, il quale « per rogum landulfi dilectissimo avuncolo nostro » (fratello della madre de1 principe, Gaitelgrima, e capo della congiura del 973) dona terre e campi detti « candelaria de padule » all'abate Giovanni del monastero del Salvatore « ad insula maris » di Napoli. Del 1213 è poi un solo documento: Gisulfo di Sanseverino dona al monastero di Montevergine  il piccolo monastero di S. Lorenzo sotto Padu1a.

Diverse sono invece, le notizie pervenuteci sull'abitato nell'età angioina. Del 1269 è un ordine al giustiziere di Principato e Terra beneventana d'inviare 40 cavalieri del giustizieriato in Romagna, tra essi Nicola di Tortorella di Padula che deve approntare la quinta parte di un milite. Nello stesso anno notizia di 2 « servientes » dell'università con un cavallo.

Del '300 sono numerosi i documenti conservati nell'Archivio cavense (fondo Certosa), di cui in nota do la posizione archivistica, eccetto quelli del '200 e gli importanti privilegi, ecc. del '300, di cui ho detto altrove. Il 25 ottobre 1301 il re donò a Tommaso di Sanseverino la terra di Padula.

Il 14 ottobre 1305 (Aversa) Tommaso di Sanseverino si fece restituire dal monastero di Montevergine, permutandolo con altri beni , il piccolo cenobio di s. Lorenzo sotto Padula offerto al monastero da un congiunto suo predecessore.

Egli offrì il cenobio di S. Lorenzo ai certosini (28 gennaio 1306), dandone il possesso al pd. Michele, priore dell'abbazia di Trisulti. 

I1 26 settembre 1306 il monastero di Montevergine cedette anche  la chiesa di S. Lorenzo, a1la quale il Sanseverino aggiunse altre vaste proprietà. Primo priore della Certosa Giovan Tommaso da Vico (diocesi di Alatri di Roma), proveniente da Trisulti, che giunse a Padula con sei monaci. Nel 1311 il vescovo di Capaccio Giovanni della Porta esentò dalla sua giurisdizione la Certosa di S.Lorenzo, tra le più antiche d'Italia e fuori e la più grande che vi sia. Con diploma da Casasana (Quisisana) 7 luglio 1332 re Roberto pose sotto 1a personale sua protezione la certosa con tutti i suoi beni (real Certosa). Carlo III di Durazzo assediò Padula nel 1383 perché non aveva voluto riconoscerlo. A Padula si rifugiò Gentile di Monterano che era stato capitano generale del re. Re Ladislao fece assediare Padula per oltre un anno, finché Monterano riuscì a fuggire.

In età aragonese si apprende che il monastero di S. Lorenzo di Padula, « ordinis cartusiensis », doveva un tarì  e che il notaio Silvestro di Padula, sostituto giustiziere della contea del Molise, doveva per l'anno del IV indiz. quattro tarì. Nel '400 era signore di Laurino e Padula Amerigo Sanseverino, il quale il 27 febbraio 1433 fu creato da re Alfonso d'Aragona Conte di Capaccio. G1i successe Antonello e poi Guglielmo che possedeva quei feudi ancora nel 1486 e al quale vennero avocati per aver partecipato alla congiura dei baroni. Beni poi restituiti ai Sanseverino (1505) dopo il trattato franco-spagnolo di Lione (31 gennaio 1504). Intanto era deceduto senza eredi maschi Guglielmo. Roberto Sanseverino temendo che tali beni potessero finire in mano altrui ottenne di poterli acquistare con Berardino di Sanseverino di Bisignano. A Roberto toccarono con Capaccio, Trentinara, ecc. anche Laurino e Palude (Padula). Il succedersi dei feudatari di Padula fino al monastero di S. Lorenzo (1645) si rileva dagli « Statuti ». Va ricordato che Buonabitacolo era casale di Padula, di cui seguì le sorti nei diversi passaggi feudali. Dall'ASN, però, si apprende che l’11 maggio 1504 il gran capitano Consalvo di Cordova, da Castelnuovo di Napoli, a nome di Ferdinando il Cattolico e della regina Isabella concesse Padula e Buonabitacolo ad Antoni.o Cardona o de Cardona, capitano d'armi e regio governatore delle province di Terra d'Otranto e di Bari, concessione da far annotare entro un anno nei Registri dei Quinternioni e con il solito onere del servizio feudale e dell'adoa. Bernardo Villamari, conte di Capaccio e grande ammiraglio era « balio e tutore » di Maria di Cardona, marchesa di Padula e contessa di Avellino nel 1515. La tutela poi della marchesa di Padula passò alla contessa Susanna Gonzaga (governatrice) e al marchese Ferdinando Avalos o d'Avalos, marchese di Pescara e gran camerario del Regno di Sicilia. Susanna era moglie di Pietro da Cardona, fratello di Antonio, signore di Casalbuono e Rivello. Maria di Cardona sposò poi il fratello del duca di Ferrara, Francesco d'Este, che per Maria prese il titolo di marchese di Padula. Maria era ancora viva nel 1556, come si rileva dalla campana grande della chiesa di S. Francesco di Padula. 

Ma Maria non ebbe eredi, per cui Padula tornò al fisco. Nel 1564 fu acquistata da Nicola Grimaldi, principe di Salerno, con Capaccio e Altavilla. Il principe nello stesso anno acquistò pure lo « stato » di Diano da Ruia Gomez de Silva, duca di Pastrana.

Cesare d'Avalos d'Aragona nei 1578 ottenne dalla regia Corte il ius luendi (ricompra) su diverse terre per persona da nominare. Cesare nominò i1 principe Grimaldi per Capaccio e Altavilla e tenne per sè Padula con la cognizione delle prime e seconde cause. Nel 1603 Cesare d'Avalos vendette Padula e Buonabitacolo per 62.000 ducati a Giovan Gerolamo de Ponte, il quale istituì erede Vincenzo de Ponte, figlio di Marcantonio presidente del SRC, suo cugino, a condizione che sposasse la primogenita di Orazio de Ponte, marchese di Padula.

Giovan Francesco de Ponte comprò i due feudi nei 1605 dal fratello G. Gerolamo per 62.000 ducati senza patto di ricompra, come l'aveva acquistato Cesare d'Avalos dalla Curia . Il figlio Gianfrancesco si sposò due volte e a 72 anni, vedovo, si fece monaco e sacerdote; mori nel 1616. G. Francesco sposò Caterina dei Medici, la quale ottenne dal suocero, Padula con Buonabitacolo appena 5 giorni dopo che i feudi erano passati da G. Francesco a G. Gerolamo. La vendita fu effettuata per debiti del marchese G. Francesco.

Orazio de Ponte ebbe i feudi dopo quattro anni dalle nozze con Caterina. Ma già Orazio per speciale privilegio aveva ottenuto da Filippo III il titolo di marchese di Padula. Morto Orazio, Caterina sposò Troiano Caracciolo, principe di Terranova. Felice, primogenita di Orazio denunziò la morte del padre (20 agosto 1615) il 22 agosto 1616. Delia de Ponte per dono della sorella Beatrice « marchesa di Padula, essendo ancora in capillis [vergine] viveva secondo il ius francorum e alla maniera dei magnati ». Dopo 6 anni dalla morte del padre, la figlia Felice depose il marchesato di Padula (1621) a favore della sorella Agnese. 
Nel 1632 l’ultimo signore di Padula era Diego Innico d’Avalos  D’Aragone.

Il Giustiniani (Padulo, Padula negli ultimi censimenti) , ubica il villaggio, con 6000 abitanti a 50 miglia da Salerno,su un colle alla destra del Tanagro, circondato da terre feraci.
Egli assegna il feudo al real monastero dei certosini di S. Lorenzo.

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