TORRACA

Turraca, Toraca, Torraca. Università autonoma fino alla sua elevazione a Comune. Da Salerno 152 km.

 

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A RICORDO DI CARLO PISACANE

LA RIFFA

IL PROCLAMA DI CARLO PISACANE

IL CASTELLO DEI PALAMOLLA


Scrive il Cappelli che il santo monaco Fantino (Infantino) visse nel Mercurion, ma tra il 951 e il 952 si trasferì nell'odierno Cilento meridionale presso Torraca, dove morì e dove, in una piccola chiesa, sono conservate le sue spoglie. Poiché, come afferma padre Germano Giovannelli, S. Fantino junior di Tauriana fece «a ritroso quell’itinerario, che nei sec. VIII e IX avevano tenuto i loro confratelli, trasferendosi nell'Italia meridionale in cerca di pace e di tranquillità per isfuggire alle persecuzioni iconoclaste», è da supporre che qui si tratti di S. Fantino il grande, igumeno del Mercurion, che fu amico affettuoso di S. Nilo.

Turraca è poi compreso tra i villaggi che «Alphanus Divina Providentia sanctae Salernitanae sedi Archiepiscopus» incluse nella sua lettera pastorale, nel ricostituire la diocesi di Policastro che l'arcivescovo affidò al monaco cavense Pietro da Salerno elevandolo alla dignità di vescovo (a. 1066-1067).

In età angionia è notizia di Bartolomeo di Torraca, «proditor», il quale possedeva beni a Policastro. Del ribelle Andrea di Torraca è notizia negli stessi Registri. Da una pergamena di Laurito si rileva che feudatario di Torraca era Francesco Sanseverino, conte di Lauria, il quale aveva dato in suffeudo Torraca a Tommaso di Laurito.

Il 19 febbraio 1391 Biancuccia, figlia dei quondam Andrea Mercatante di Castelluccia e moglie di Antonello Pellegrino di Diano, nominò Maso Valente di Diano procuratore per la vendita a Matteo di Laurito della metà del Castello di Torraca, in principato Citra. Il 25 marzo 1392 Maso Valenti, procuratore di Biancuccia, vedova di Tommaso di Laurito, vendette a Matteo di Laurito, procuratore di Antonello e Giovannella di Monforte, la metà del castello di Torraca che Biancuccia aveva in comune con Antonello figlio del suo primo marito e che teneva in feudo da Francesco Sanseverino, e altri beni burgensatici e feudali ivi esistenti per 30 once. Il 4 ottobre 1397 Luigi II d'Aragona, a richiesta di Matteo di Monforte, tutore di Giovannella e Antonello, figli del quondam Tommaso di Monforte di Laurito e di Biancuccia Mercatante, gli concesse l'assenso e la conferma per la vendita della metà di Torraca (pertinenze di Policastro) e di Turturella fattagli da Biancuccia che lo possedeva in feudo dal conte di Lauria, Francesco Sanseverino, con l'obbligo di rispettare i doveri feudali.

Dal Cedolario è poi notizia che nel '700 il feudo apparteneva a Vespasiano Palamolla (11 maggio 1774), cui successe il fratello Bonaventura (m. 22 giugno 1798), dal quale fu trasferito al nipote paterno Vespasiano (5 novembre 1803). L'ultimo intestatario, iscritto nel Registro dei feudatari, ebbe tre figli: i primi due non ebbero discendenti, e il terzo era entrato a far parte dell'Ordine di Malta. Alla morte di quest'ultimo (10 febbraio 1909) unica erede feudale era la sorella Teresa che aveva sposato il 25 maggio 1853 il nobile Francesco Paolo Marigliano.

Il Giustiniani attribuisce il feudo alla famiglia Gambacorta e ai primi dell'800 alla famiglia Palamolla con titolo di baronia.

Torraca era notissima per i suoi calderai che giravano tutta l'Europa e che, con l’inizio delle migrazioni oltre Oceano, presero a girare anche per le Americhe. Anche il Tancredi scrive di Torraca bruciata dai francesi nel 1806 e del castello baronale dei Palamolla che ospitò re Ferdinando il 15 settembre 1852.

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