EREMITI

Heremiti (li remiti), Eremiti. Università autonoma fino alla sua aggregazione a Futani (6 km). Da Salerno 102 km.

Frazione di Futani situata ai piedi della montagna Cavallara, fondata come eremo bizantino in tempi remoti.
In questo luogo molto caratteristico, sorge l’interessante Chiesa di San Nicola da Tolentino e la Cappella di San Biagio.

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

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CHIESA DI SAN NICOLA DA TOLENTINO

SCORCIO DEL BORGO


I circostanti toponimi confermano l'esistenza nel luogo di asceteri di monaci italo-greci. Forse proprio qui, meglio che altrove, è lecito supporre l'esistenza di una laura, anche perché ancora nel secolo scorso la località continuava a essere nota con il nome della santa, S. Cecilia, che gli asceti veneravano nell'edicola che li vedeva riuniti nella preghiera (S. Cecilia degli Eremiti).

L'Antonini ubica il villaggio a «un miglio ad Occidente di Castinatelli alle falde della montagna della Cavallara esposto a tramontana ed in luogo dove per tutto sono sorgive di chiare acque». Il Giustiniani aggiunge che vi passa un torrente, che si unisce con il fiume di Cuccaro chiamato “Fiume Rosso”, e coll'altro di Montano detto “del Lampo” che va a imboccarsi alla marina della Molpa.

Rivelano alcuni documenti che nel 1508 Berlingieri Carrafa, signore dello stato di Cuccaro, aveva venduto a Giacomo de Goffredo di Cuccaro la giurisdizione delle cause civili di S. Nazario ed Eremiti.

Nel 1571 il territorio e il casale di Eremiti furono venduti a Giovan Francesco Ravaschiero con la clausola del riscatto da Prospero Arcuccio. Questi certamente dové riscattare il feudo se vent'anni dopo lo rivendeva per 6000 ducati a Marcello Ramignano. Costui, appena due anni dopo (a. 1593) «vendé libere detto castello d'Eremiti a Giulio Cesare Salaia de Civita de Chieti per 6150 ducati», realizzando un utile di 150 ducati.

Gli acquisti di terreni da parte di cittadini di Chieti, nel Principato e specialmente nell'ambito della baronia, si spiegano col fatto che era stato designato vescovo di quella città il dissoluto D. Alfonso, figlio bastardo di re Ferrante, il quale aveva ottenuto in dono dal padre la commenda delle badie di S. Giovanni a Piro e di S. Maria di Pattano.

Il Giustiniani ricorda pure che il casale era posseduto dai Doria di Angri, eredi della principessa di Centola, cui era attribuita la giurisdizione delle sole cause criminali del casale, mentre quelle civile e mista appartenevano al barone Bernardo del Buono.
Presso il casale operava un solo notaio Don Jan Bartolomeo.

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